venerdì 30 maggio 2014

Le gallerie Levanto - Framura in bici

C'è un posto in Liguria dove il mare lo senti prima ancora di vederlo, dove pedali dentro la roccia e poi esci improvvisamente con davanti uno spettacolo che vale tutto il viaggio. Sto parlando della pista ciclabile Levanto-Framura, uno di quei percorsi che ti rimangono nel cuore e che consiglio a chiunque, dal ciclista esperto alla famiglia con bambini al seguito.

I dettagli del percorso

Lunghezza: 13 km circa
Tempo: 2h / 3h andata e ritorno
Difficoltà: bassa (adatto anche per famiglie con bambini)
Dislivello: nessuno

Sì, avete letto bene: nessun dislivello. La pista ciclabile corre lungo il tracciato di una vecchia ferrovia dismessa, quindi è praticamente pianeggiante per tutta la sua lunghezza. Questo la rende perfetta per chiunque, anche per chi non è allenato o pedala di rado. Se volete approfondire la storia del percorso e avere informazioni tecniche più dettagliate, vi consiglio di dare un'occhiata a questa pagina Wikipedia.

Come arrivare

Per arrivare dovete prendere l'autostrada Genova-Livorno. Se venite da Livorno, uscite a Carrodano-Levanto e da lì seguite le indicazioni per Levanto. Se invece arrivate da Genova, la mia impressione è che convenga uscire a Deiva Marina, anche se devo ammettere che io l'ho sempre fatto da Levanto, quindi su quel versante sono meno informato. In ogni caso, partendo da Levanto il punto di accesso è comodo e ben segnalato.

Una volta arrivati a Levanto, prima di inforcars la bici c'è un passaggio obbligatorio: la focaccia ligure. Io di solito mi fermo a Bonassola, che è uno dei paesi attraversati dal percorso, e mi concedo una sosta golosa. La focaccia ligure qui è una cosa seria — croccante fuori, morbida dentro, con quell'olio buono sopra che fa la differenza. E se volete abbinarla a una birra fresca, ancora meglio. Consideratela una parte integrante dell'esperienza!

Il percorso: gallerie, mare e paesaggi da sogno

Il bello di questo tracciato è il suo carattere unico: si pedala letteralmente dentro la montagna, attraversando le vecchie gallerie ferroviarie recuperate e trasformate in pista ciclabile. Dentro le gallerie fa fresco anche d'estate — un sollievo quando fuori il sole picchia forte — ma soprattutto l'uscita da ogni tunnel è una sorpresa: di colpo davanti a voi si apre il blu intenso del Mar Ligure, con le scogliere, le calette nascoste e i borghi colorati aggrappati alla costa.

Il percorso tocca i comuni di Levanto, Bonassola e Framura, ognuno con il suo carattere e i suoi scorci pittoreschi. Lungo la strada troverete anche accessi diretti al mare, con piccole spiagge e anfratti rocciosi dove fare il bagno — ecco perché d'estate il costume è assolutamente da mettere nello zaino!

Un consiglio personale: fatelo in bici e non a piedi. I tratti in galleria sono lunghi e al buio, e a piedi dopo un po' possono risultare un po' noiosi e claustrofobici. In bici invece si percorrono in pochi minuti e la cosa non pesa affatto. La buona notizia è che la strada è completamente asfaltata, quindi potete usare qualsiasi tipo di bicicletta: dalla city bike alla bici da corsa, fino ovviamente a MTB ed e-bike.

Quando andare e cosa portare

Il percorso si può fare tutto l'anno, ma la stagione migliore va da aprile a novembre. In primavera la vegetazione è rigogliosa e i colori sono fantastici, mentre in autunno la luce del pomeriggio sul mare è qualcosa di speciale. D'estate è molto frequentato — soprattutto nei weekend — quindi se potete, preferite un giorno infrasettimanale o partite la mattina presto.

Ecco una piccola lista di cose utili da portare con voi:

  • Una torcia o il telefono carico — le gallerie sono illuminate ma una luce in più non fa mai male
  • Il costume da bagno — se andate d'estate, una sosta al mare è quasi obbligatoria
  • Acqua e qualcosa da mangiare — anche se lungo il percorso ci sono bar e negozietti nei borghi
  • Un maglione leggero — dentro le gallerie la temperatura scende e può fare freschetto
  • La macchina fotografica — perché le vedute sul mare meritano di essere immortalate

Adatto a tutti, davvero

Quello che mi piace di più di questo percorso è che è inclusivo nel senso più bello del termine. Niente salite, fondo asfaltato, lunghezza gestibile: è perfetto per portare i bambini, per chi non pedala abitualmente, per chi vuole una gita rilassante senza stress. Ma allo stesso tempo regala emozioni autentiche e paesaggi che non ti aspetti. Non è uno di quei posti "da cartolina" patinati e artificiali — è Liguria vera, con la sua roccia, il suo mare e il suo profumo di salsedine.

Se avete domande, dubbi o se l'avete già fatto e volete raccontare la vostra esperienza, lasciate un commento qui sotto — sono sempre curioso di sentire le vostre impressioni! E se conoscete qualcuno a cui potrebbe piacere questa gita, condividete pure il post. Buona pedalata a tutti! 🚴

Pista ciclabile Levanto-Framura: le gallerie in bici

Lunghezza: 13 km circa
Tempo: 2h / 3h andata e ritorno
Difficoltà: bassa (adatto anche per famiglie con bambini)
Dislivello: nessuno

Ciao a tutti! Oggi vi consiglio uno dei percorsi in bicicletta più belli della Liguria: la pista ciclabile Levanto-Framura, che attraversa le vecchie gallerie della ferrovia recuperate tra Bonassola e Framura. Un itinerario pianeggiante, adatto a tutti e ricco di scorci meravigliosi sul mare ligure.

Se volete delle info in più vi consiglio questo link.

Come arrivare alla pista ciclabile Levanto-Framura

Per raggiungere il punto di partenza dovete prendere l'autostrada Genova–Livorno:

  • Se venite da Livorno: uscite al casello di Carrodano-Levanto.
  • Se venite da Genova: conviene probabilmente uscire a Deiva Marina.

Io l'ho fatto partendo da Levanto e vi spiegherò questa strada. Una volta arrivati, prima di partire con la bici, vi consiglio caldamente una sosta per la focaccia ligure a Bonassola: irrinunciabile! Con uno zaino rifornito di focaccia e qualcosa da bere, siete pronti per intraprendere questa bellissima traversata.

Il percorso: come si svolge il tragitto

Il cuore della pista ciclabile Levanto-Framura è rappresentato dalle ex gallerie ferroviarie, sapientemente recuperate e trasformate in un percorso ciclopedonale. La strada è completamente asfaltata, il che significa che potete affrontarla con qualsiasi tipo di bicicletta: da corsa, city bike o mountain bike vanno tutte benissimo. Non è presente alcun dislivello significativo, quindi è adatta anche ai meno allenati e alle famiglie con bambini piccoli.

Mappa percorso pista ciclabile Levanto Framura gallerie Bonassola

Le gallerie sono il tratto più affascinante del percorso: buie e fresche, creano un'atmosfera unica, soprattutto nelle giornate estive più calde. È proprio per questo che consiglio di farlo in bici piuttosto che a piedi: a piedi i tratti al buio si allungano e possono diventare un po' monotoni, mentre in bici il ritmo è perfetto e l'avventura scorre piacevole fino in fondo.

Quando andare e cosa portare

Il percorso della pista ciclabile Levanto-Framura si può percorrere praticamente tutto l'anno, ma la stagione migliore va da aprile a novembre, quando le temperature sono miti e il paesaggio è al suo massimo splendore.

Ecco qualche consiglio su cosa mettere nello zaino prima di partire:

  • Acqua e snack per tenersi idratati lungo il tragitto.
  • Una torcia o il faro della bici: le gallerie sono buie e avere una luce rende tutto più sicuro e divertente.
  • Il costume da bagno se andate d'estate: lungo il percorso è possibile raggiungere piccole calette e punti di accesso al mare davvero incantevoli. Non dimenticatelo!
  • Un abbigliamento a strati nelle mezze stagioni: all'interno delle gallerie la temperatura scende sensibilmente rispetto all'esterno.

Gallerie Levanto-Framura: foto del percorso

Ecco alcune foto scattate durante il tragitto per darvi un'idea di quanto sia bello questo angolo di Liguria:

Vista sul mare dalla pista ciclabile Levanto Framura
Galleria ferroviaria recuperata sul percorso ciclabile Framura Bonassola
Ciclista nelle gallerie della pista ciclabile tra Levanto e Framura in Liguria

Ciao e buona pedalata a tutti!

Giro dell'Isola Palmaria, Tino e Tinetto in canoa

Lunghezza: 10 km circa
Tempo: 3h / 4h l'anello completo
Difficoltà: Media
Dislivello: nessuno

Ciao a tutti,
oggi vi porto in un'avventura un po' diversa dal solito. Niente sentieri, niente bici: questa volta si pagaia! Il giro dell'Isola Palmaria in canoa è una di quelle esperienze che rimangono impresse, una di quelle giornate in cui ti rendi conto di quanto sia incredibile vivere o anche solo visitare la Liguria. Se siete stanchi dei soliti trekking e volete qualcosa di nuovo da raccontare, questo è il posto giusto.

La Palmaria: l'isola di fronte a Portovenere

L'Isola Palmaria si trova in provincia della Spezia, proprio di fronte al borgo medievale di Portovenere, nel tratto di costa che collega le Cinque Terre al Golfo della Spezia. È la più grande isola della Liguria e fa parte di un arcipelago che comprende anche il Tino e il Tinetto. Per chi non la conosce ancora, vi lascio un link con la descrizione completa — vale la pena leggerla prima di partire per capire cosa vi aspetta.

Vista dal mare, la Palmaria è spettacolare: le falesie a picco sull'acqua, i colori che vanno dal verde intenso della macchia mediterranea al grigio-azzurro della roccia, fino al turchese del mare. In canoa avete la fortuna di vederla da una prospettiva che quasi nessuno conosce, passando sotto quegli speroni di roccia che dalla terraferma sembrano irraggiungibili.

Come noleggiare le canoe

Le canoe si noleggiano direttamente a Portovenere, nella piazzetta vicino alle navette che portano sull'isola. Non è difficile trovarle: basta chiedere in zona e vi indirizzano subito. Il prezzo, se non ricordo male, si aggira sui 15/20 euro a canoa per l'intera giornata — ma vi consiglio di verificare direttamente sul posto perché potrebbe essere cambiato. Ovviamente, se avete una canoa vostra o potete farla trasportare, ancora meglio: risparmiate qualcosa e avete più libertà di organizzarvi.

Non serve essere esperti di canoa per affrontare questo percorso: con un minimo di coordinazione e un po' di forza nelle braccia si fa tranquillamente. Detto questo, è bene fare attenzione alle barche a motore che in estate solcano queste acque in continuazione: tenetevi vicini alla riva quando possibile e non sottovalutate le onde prodotte dai motoscafi.

Il percorso: cosa vedere tappa dopo tappa

Questo è il percorso che abbiamo seguito:

Si parte dalla piazzetta di Portovenere, si attraversa il braccio di mare che separa la terraferma dalla Palmaria (poche centinaia di metri) e poi si inizia il giro dell'isola. Il percorso completo si fa tranquillamente in 3/4 ore, prendendosela con calma e concedendosi qualche sosta. Ed è proprio nelle soste che sta il bello.

La prima sosta imperdibile è la Grotta Azzurra: non dimenticate di entrarci con la canoa! L'effetto della luce che filtra dall'acqua crea riflessi azzurri sulle pareti della grotta, qualcosa di davvero suggestivo. Serve un po' di attenzione a seconda del moto ondoso, ma con la canoa si riesce ad avvicinarsi molto bene.

Man mano che si gira intorno alla Palmaria, il paesaggio cambia continuamente: da un lato la costa è più selvaggia e rocciosa, dall'altro si apre verso il Golfo della Spezia con una vista che nelle giornate limpide arriva fino alle Alpi Apuane. Vale ogni singola pagaiata.

Il Tino, il Tinetto e la Madonnina sullo Scoglio del Diavolo

Il giro non sarebbe completo senza allungare un po' verso il Tino e il Tinetto. Il Tino è zona militare, quindi non ci si può sbarcare, ma circumnavigarlo in canoa è comunque un'esperienza unica: l'isola ha un fascino austero e misterioso, con il suo faro e le strutture militari che si intravedono tra la vegetazione.

Il Tinetto invece è uno scoglio quasi completamente sommerso, con rovine di un antico monastero che emergono appena dall'acqua — uno spettacolo che sembra uscito da un film. Nei pressi del Tinetto vi consiglio di allungare ancora un pochino per raggiungere la statua della Madonnina, posta sopra lo Scoglio del Diavolo a indicare il basso fondale. È uno di quei dettagli inaspettati che ti fanno sentire piccolo piccolo in mezzo al mare.

In questa zona il fondale è particolarmente interessante: portatevi una maschera da snorkeling e date un'occhiata sotto — ne vale assolutamente la pena.

Quando andare e cosa mettere in zaino (o meglio, in sacca)

Questo percorso lo consiglio soprattutto in estate, quando il mare è più calmo, l'acqua è bella e ci si può permettere un bagno nelle calette più nascoste. Detto questo, anche una giornata di primavera inoltrata o di primo autunno ha il suo fascino: ci sono molte meno imbarcazioni in giro, il mare è più tranquillo, e l'atmosfera è completamente diversa — più silenziosa, quasi magica. Ovviamente in quei periodi una maglia termica è d'obbligo, e ci si scorda il bagno.

Ecco cosa mettere nella borsa prima di partire:

  • Sacca stagna — fondamentale per proteggere telefono, chiavi e tutto il resto dagli schizzi (e da eventuali rovesciamenti)
  • Acqua a sufficienza — in mare si suda senza accorgersene e la pagaiata stanca più di quanto sembra
  • Maschera e boccaglio — imprescindibile nella zona Tino/Tinetto dove il fondale è bellissimo
  • Crema solare — il sole sul mare riflette e brucia il doppio, non fate l'errore di sottovalutarlo
  • Uno spuntino leggero — qualcosa da sgranocchiare durante una sosta su qualche scogli
  • Attenzione alle meduse! — specialmente in certi periodi dell'anno, tenetele d'occhio

Vale davvero la pena?

Assolutamente sì. Il giro della Palmaria in canoa è uno di quei percorsi che consiglio a tutti, anche a chi non ha mai pagaiato in vita sua. Non è tecnicamente difficile, non richiede attrezzatura particolare (a parte qualche accortezza), e regala scorci che dalla terraferma o dal traghetto non si vedono mai. È un modo completamente diverso di vivere questo angolo di Liguria, uno dei più belli d'Italia.

Se l'avete già fatto, raccontatemi com'è andata nei commenti! Se invece state pensando di provarlo, fatemi sapere se avete domande — rispondo volentieri. E se vi è piaciuto l'articolo, condividetelo con qualcuno a cui potrebbe servire: magari è proprio quello spunto che mancava per organizzare la prossima gita. 🚣

Oggi giretto con partenza dalla Foce

Ciao a tutti,

oggi vi porto con me in uno di quei giretti che sembrano quasi dimenticati dal mondo: partenza dal valico della Foce, un po' di bosco, qualche borgata sonnacchiosa e un ponte romano sepolto sotto l'erba. Non serve essere atleti provetti, ma qualche gamba e un po' di spirito d'avventura non guastano!

Il valico della Foce: un posto fuori dal tempo

Il valico della Foce è uno di quei luoghi che hanno perso il loro ruolo "strategico" da quando sono arrivate le gallerie — praticamente ora è diventato quasi pedonale. Eppure, se ci passate in un giorno di bel tempo, capirete perché gli amanti delle curve non riescono a smettere di frequentarlo. Motociclisti, vespisti e qualche auto d'epoca lo percorrono ancora con grande soddisfazione: tornanti, profumo di bosco e nessun camion di passaggio. Un piccolo paradiso per chi ama guidare "alla vecchia maniera".

I dati del percorso

Prima di partire, ecco un riepilogo rapido per chi vuole farsi un'idea:

  • Lunghezza: 10 km circa
  • Tempo: 1 ora e mezza circa
  • Difficoltà: media
  • Dislivello: 447 / 465 m Ascent / Descent
  • Provviste: acqua e un paio di barrette
  • Accessori: scarpe impermeabili se andate nel periodo umido, forse in alcuni pezzi farebbe comodo anche un falcino…

Un percorso abbordabile, adatto a chi cammina con una certa regolarità ma non necessariamente a chi frequenta le alte vie alpine. Il dislivello è contenuto e i tempi sono umani. Detto questo, non sottovalutatelo: i tratti nel bosco fitto possono essere scivolosi e il fondo non è sempre perfetto.

Il percorso: dalla Foce verso Porcale, poi nel bosco

Si parte dal valico della Foce e ci si dirige verso Porcale. Dopo un breve tratto su asfalto — il tempo di scaldarsi le gambe — si incontra un'indicazione che non si può sbagliare:


A quel punto si gira a destra e ci si butta nel bosco. Ed è qui che inizia il bello. Il sentiero si fa subito più interessante: terreno misto, vegetazione fitta ai lati, silenzio rotto solo dal canto degli uccelli e dal rumore dei propri passi. Il bosco in questa zona è rigoglioso, soprattutto in primavera e in autunno, quando i colori regalano scorci davvero belli.



Il ponte romano (quasi) invisibile

Occhi aperti lungo il percorso, perché si incontra una delle sorprese più belle di questa escursione: un ponte romano. Dico "quasi invisibile" perché, come potete vedere dalla foto, è letteralmente sommerso da quintali di erba e vegetazione. Eppure è lì, solido e silenzioso, a ricordare che questi sentieri li percorrevano già i romani secoli fa. Vale la pena fermarsi un attimo, guardarsi intorno e godersi il senso di storia che trasuda da ogni pietra.


Castè: la fontana provvidenziale (e quanto è carina!)

Si prosegue quindi fino a Castè, una di quelle borgate liguri che sembrano ferme nel tempo. Case in pietra, calma assoluta e — cosa non da poco dopo un po' di cammino — una fontana provvidenziale dove riempire la borraccia. Approfittatene sempre, perché non è detto che troviate altra acqua lungo il percorso. Castè merita anche uno sguardo in giro: è davvero una piccola gemma nascosta.


Verso Codeglia: attenti al bosco fitto (e al falcino!)

Da Castè si prosegue verso Codeglia e qui il bosco comincia a farsi un po' più impegnativo. La vegetazione è fitta, in alcuni tratti il sentiero è meno evidente e — come accennato nelle note di equipaggiamento — un falcino non sarebbe affatto fuori luogo, soprattutto se ci si avventura in estate quando la vegetazione è al massimo dello sviluppo. Niente di drammatico, ma è meglio saperlo prima per non ritrovarsi a fare lo slalom tra rami e rovi senza aspettarselo.



Il ritorno: da Codeglia a Porcale su asfalto

Arrivati a Codeglia si torna sulla strada asfaltata, si passa per Porcale e da lì si rifà la strada verso la Foce. Un finale tranquillo che permette di recuperare le energie e godersi il paesaggio con meno concentrazione sotto i piedi. Giusto il tempo per riflettere su quanto sia bello avere certi posti a due passi da casa, spesso poco conosciuti e ancora più raramente frequentati.

Purtroppo in questa occasione Wikiloc non ha registrato la traccia — quelle cose che capitano e che fanno venire voglia di tirare il telefono nel bosco — quindi per ora non posso caricarla. Se avete una traccia di questo percorso o una variante simile, scrivetela nei commenti!

Consigli pratici prima di partire

  • Periodo migliore: primavera e autunno sono ideali. In estate il caldo e la vegetazione alta rendono il tratto verso Codeglia più faticoso. In inverno verificate le condizioni del sentiero, può essere fangoso.
  • Scarpe: assolutamente impermeabili o almeno con una buona suola. Il terreno nel bosco può essere scivoloso.
  • Acqua: riempite la borraccia alla fontana di Castè, non fidatevi di trovarne altra lungo il percorso.
  • Cibo: un paio di barrette sono più che sufficienti per 1,5 ore di cammino, ma se siete dei buongustai potete portarvi un piccolo spuntino da consumare vicino al ponte romano. L'atmosfera ci sta tutta.
  • Segnaletica: abbastanza presente, ma non guasta avere un'app di mappe offline sul telefono per i tratti meno evidenti nel bosco.

Buon giro a tutti! Se ci siete già stati o se avete percorso varianti di questo itinerario, raccontatemi la vostra esperienza nei commenti — sono sempre curioso di sentire come va. E se la traccia Wikiloc vi gira, postatela: sarà utile a tutti! 🙂

Prossima domenica sentiero da Portovenere a Levanto (Il sentiero di Crinale n°1)...rimandato causa mal tempo...

Doveva essere la domenica perfetta per camminare, ma il meteo aveva altri piani. Il sentiero di Crinale n°1, quello che collega Portovenere a Levanto, dovrà aspettare ancora un po'. Pazienza — meglio rimandare che ritrovarsi su un crinale battuto dalla pioggia con scarpe fradice e visibilità zero. Ma intanto vi racconto già qualcosa su questo percorso, così quando arriva il sole siamo tutti pronti a partire.

Il Sentiero di Crinale n°1: di cosa si tratta

Il Sentiero di Crinale n°1 è uno di quei percorsi che ogni amante del trekking ligure dovrebbe fare almeno una volta. Come suggerisce il nome, cammina sul crinale che sovrasta la costa, regalando viste mozzafiato sia sul golfo di La Spezia che sul mare aperto verso le Cinque Terre e oltre. Non è un sentiero costiero nel senso classico del termine — qui si cammina in quota, tra boschi, macchia mediterranea e radure aperte sul blu.

Il punto di partenza è Portovenere, raggiungibile comodamente in autobus da La Spezia (ottima soluzione per non dover lasciare la macchina). Il punto di arrivo è Levanto, da cui si rientra in treno — una di quelle logistiche "circolari" che funzionano benissimo in questa zona grazie alla rete di trasporti pubblici.

I dati tecnici del percorso

Ecco quello che so finora (appena lo percorro aggiornerò tutto con misurazioni precise):

  • Lunghezza: circa 20 km (domenica misuro con precisione)
  • Tempo stimato: 9/10 ore solo andata — quindi una giornata intera
  • Difficoltà: media
  • Dislivello: da verificare, ma stimo intorno ai 600/700 metri
  • Logistica: arrivo a Portovenere in autobus, rientro da Levanto in treno verso La Spezia

Parliamo quindi di un'escursione impegnativa dal punto di vista della durata, ma non tecnica — adatta a chi ha una buona base fisica e un po' di allenamento sulle gambe. Non è una passeggiata domenicale, ma non richiede nemmeno attrezzatura alpinistica.

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Cosa mettere nello zaino

Con 20 km e quasi una giornata intera di cammino, la preparazione è fondamentale. Ecco qualche consiglio pratico basato sull'esperienza su sentieri simili:

  • Acqua abbondante — lungo il crinale i punti di rifornimento non sono garantiti. Meglio portarne almeno 2 litri
  • Cibo per tutto il giorno — panini, frutta secca, barrette energetiche, qualcosa di sostanzioso per il pranzo
  • Scarpe da trekking con buona suola — il terreno misto tra sentiero sterrato e roccia richiede grip affidabile
  • Abbigliamento a strati — in quota la temperatura può cambiare rispetto alla costa, e il vento sul crinale si fa sentire
  • Crema solare e cappellino — nei tratti aperti l'esposizione può essere intensa, specie da primavera in poi
  • Powerbank e mappa offline — non sempre la copertura è perfetta in quota

Quando andare

La primavera (aprile-maggio) e l'autunno (settembre-ottobre) sono i periodi migliori per questo tipo di escursione. In primavera il paesaggio è verdissimo e la macchia mediterranea fiorisce con colori spettacolari; in autunno l'aria è fresca, la luce è dorata e i sentieri sono meno affollati rispetto all'estate. L'estate non è impossibile, ma con 20 km e il caldo ligure meglio partire all'alba.

E ovviamente — come insegna questa domenica rimandato — controllare le previsioni meteo con attenzione. Un crinale esposto con il maltempo non è posto per nessuno.

Rimandato, ma non annullato

Il meteo ci ha fermati questa volta, ma il Sentiero di Crinale n°1 è già in cima alla lista per la prossima uscita utile. Non vedo l'ora di percorrerlo tutto, misurare il dislivello reale e raccontarvi com'è davvero il paesaggio da lassù. Stay tuned — aggiorno il post appena torno con le gambe stanche e lo zaino vuoto!

Se avete già percorso questo sentiero o avete consigli utili, lasciate un commento qui sotto — mi fa sempre piacere sapere le esperienze di chi è già passato da quelle parti. E se vi va, condividete il post con qualcuno che potrebbe essere della partita. Più si è, più si cammina!

Canoa Isola Palmaria, Tino e Tinetto: guida pratica

Lunghezza: 10 km circa
Tempo: 3h / 4h l'anello completo
Difficoltà: Media
Dislivello: nessuno

Ciao a tutti,
ecco un giro un po' diverso dal solito.
Questa volta andiamo in canoa all'Isola Palmaria, in provincia della Spezia, e facciamo il giro completo dell'isola che si trova di fronte a Portovenere. Per chi non conosce la Palmaria ecco un link con la descrizione sull'enciclopedia Wikipedia.

Come noleggiare le canoe a Portovenere

Le canoe possono essere noleggiate direttamente dalle navette che portano all'isola, nella piazzetta di Portovenere, il caratteristico borgo sulla terraferma di fronte alla Palmaria. Il prezzo si aggira sulle 15/20 euro a canoa per tutto il giorno, anche se vi consiglio di verificare le tariffe aggiornate sul posto. Naturalmente, se avete una canoa vostra è ancora meglio: risparmiate e avete la massima libertà di organizzazione.

Prima di partire assicuratevi di avere con voi tutto il necessario: sacca stagna per proteggere telefono e documenti, abbondante acqua da bere, crema solare e una maschera da snorkeling per ammirare i fondali nella zona Tino/Tinetto, che sono davvero spettacolari. E, soprattutto, fate attenzione alle meduse!

Il percorso in canoa: mappa e tappe principali

Questo è il percorso consigliato per il giro in canoa della Palmaria:

Mappa percorso in canoa Isola Palmaria Portovenere

Il percorso si completa in circa 3/4 ore prendendosela comoda. Si tratta di un anello di circa 10 km senza dislivello, adatto a chi ha una minima esperienza con la pagaia. La difficoltà è media: non aspettatevi acque sempre piatte, soprattutto in estate quando il traffico delle imbarcazioni può creare onde fastidiose.

Durante il giro, una tappa assolutamente da non perdere è la Grotta Azzurra: ricordatevi di fare una sosta al suo interno, il gioco di luci e riflessi sull'acqua è davvero suggestivo.

Tino e Tinetto: cosa vedere in canoa

Una volta completato il giro della Palmaria, vi consiglio assolutamente di allungare il percorso fino alle isole del Tino e del Tinetto.

L'isola del Tino è inaccessibile a terra in quanto zona militare, ma circumnavigarla in canoa offre scorci davvero spettacolari. Il Tinetto, invece, è un isolotto disabitato dalla natura selvaggia e intatta. Vi consiglio di allungare ancora un po' il percorso per raggiungere la madonnina posta sopra lo Scoglio del Diavolo, di fronte al Tinetto: la statua segnala un basso fondale ed è uno dei punti più suggestivi di tutta l'escursione.

I fondali nella zona Tino/Tinetto sono tra i più belli del Golfo dei Poeti: con la maschera da snorkeling potrete ammirare la flora e la fauna marina in tutta la loro bellezza.

Isola del Tinetto vista dalla canoa, Portovenere La Spezia
Scorcio dell'Isola del Tinetto durante escursione in canoa

Quando è meglio fare il giro in canoa della Palmaria

Questo percorso in canoa alla Palmaria lo consiglio principalmente in estate, quando le condizioni meteo sono più stabili e l'acqua è calda abbastanza da fare il bagno nelle calette che si incontrano lungo il percorso. Detto questo, anche una gita in autunno o in primavera ha i suoi vantaggi: con una maglia termica si affronta benissimo la temperatura dell'acqua, e soprattutto ci sono molte meno barche a muovere le onde, rendendo la pagaiata decisamente più piacevole e sicura. L'unico rinunciare a fare il bagno, ma la tranquillità del paesaggio e il silenzio valgono assolutamente la pena.

Prima di partire controllate sempre le previsioni del vento e del mare: anche una brezza moderata può rendere faticosa la pagaiata, specialmente per chi è alle prime armi.

Giro in canoa Palmaria, Tino e Tinetto: guida

Lunghezza: 10 km circa
Tempo: 3h / 4h (anello completo)
Difficoltà: Media
Dislivello: nessuno

Ciao a tutti,
ecco un giro un po’ diverso dal solito. Questa volta andiamo in canoa e facciamo il giro in canoa della Palmaria, la splendida isola in provincia della Spezia che si trova di fronte a Portovenere. Un’escursione acquatica perfetta per chi vuole esplorare questo tratto di costa ligure da una prospettiva unica, scoprendo calette, grotte e isolotti altrimenti inaccessibili. Per chi non conosce ancora l’isola, ecco un link con la descrizione della Palmaria.

Come noleggiare la canoa a Portovenere

Le canoe possono essere noleggiate direttamente nella piazzetta di Portovenere, il caratteristico borgo sulla terraferma di fronte all’isola, presso gli stessi operatori che gestiscono le navette per la Palmaria. Il prezzo si aggira intorno ai 15/20 euro a canoa per l’intera giornata, anche se vi consiglio di verificare le tariffe aggiornate direttamente sul posto. Ovviamente, se avete una canoa vostra, ancora meglio: risparmiate e potete organizzarvi con più libertà.

Prima di partire, assicuratevi di portare con voi una sacca stagna per proteggere telefono, documenti e snack dall’acqua. È indispensabile anche avere almeno una bottiglia d’acqua a testa, soprattutto nelle giornate più calde.

Il percorso del giro in canoa della Palmaria

Questo è il percorso consigliato per il giro completo:

Mappa percorso giro in canoa Isola Palmaria Portovenere

Il tragitto si percorre in circa 3/4 ore prendendosela comoda, con soste incluse. Il ritmo è quello giusto per godersi il panorama, ammirare la costa rocciosa della Palmaria e fare qualche foto alle numerose calette che si incontrano lungo il cammino.

Una tappa assolutamente da non perdere è la Grotta Azzurra: ricordatevi di entrarci, è uno dei punti più suggestivi dell’intero percorso.

Tino e Tinetto: i gioielli del Golfo dei Poeti

Il giro in canoa della Palmaria offre la straordinaria opportunità di avvicinarsi all’Isola del Tino e all’Isola del Tinetto, due isolotti di rara bellezza che completano il paesaggio del Golfo dei Poeti. Il Tino è inaccessibile a terra poiché zona militare, ma visto dall’acqua in canoa regala scorci davvero spettacolari.

Vi consiglio di allungare leggermente il percorso per raggiungere lo Scoglio del Diavolo, dove si trova una piccola statua della Madonnina posizionata a segnalazione di basso fondale. È un dettaglio pittoresco che vale la deviazione.

Le acque nella zona Tino/Tinetto sono particolarmente limpide: portate con voi una maschera per ammirare i fondali, ricchi di fauna e flora marina.

Isola del Tinetto vista dalla canoa Portovenere La Spezia
Scogliere del Tinetto con acque cristalline viste in canoa

Quando andare: il periodo migliore

Il percorso è consigliato principalmente in estate, quando le temperature permettono di fare il bagno durante le soste e di godersi appieno l’esperienza. Tuttavia, uscire in canoa in autunno o primavera ha un vantaggio non trascurabile: il traffico di barche è notevolmente ridotto, il mare è più tranquillo e si vive un’atmosfera molto più silenziosa e intima. Basta munirsi di una maglia termica e si può godere ugualmente di un’escursione meravigliosa.

Consigli pratici e sicurezza

  • Portate sempre con voi una sacca stagna per proteggere i vostri oggetti dall’acqua.
  • Abbiate cura di avere acqua sufficiente per tutta la durata dell’uscita.
  • Portate una maschera da snorkeling per esplorare i fondali nella zona Tino/Tinetto.
  • Usate la crema solare: in acqua il sole si sente molto di più.
  • Prestate attenzione alle meduse, specialmente nei mesi estivi.
  • Verificate sempre le condizioni meteo prima di partire: evitate uscite in caso di vento forte o mare mosso.

Buon pagaiare a tutti!

Stretti di Giaredo

Lunghezza: 9/10 km
Tempo: 3h / 4h
Difficoltà: Media
Dislivello: nessuno

Ciao a tutti!
Se siete in cerca di un'avventura fuori dal comune, qualcosa che non sia il solito sentiero nel bosco ma che vi faccia sentire un po' esploratori, allora gli Stretti di Giaredo fanno assolutamente al caso vostro. È uno di quei posti che, una volta visitati, restano impressi nella memoria — e che volete portarci amici e parenti ogni estate.

Cos'sono gli Stretti di Giaredo?

Gli Stretti di Giaredo sono una spettacolare gola naturale scavata dal torrente Gordana nel cuore della Lunigiana, in provincia di Massa-Carrara, non lontano dalla zona della Spezia. Le pareti di roccia si stringono fino a formare corridoi quasi surreali, dove la luce filtra dall'alto creando riflessi sull'acqua davvero mozzafiato. È un percorso che mescola camminata, arrampicata leggera e nuoto — una via di mezzo tra escursione e canyoning — e proprio per questo motivo non è adatto a tutti ma è alla portata di chiunque abbia un minimo di forma fisica e voglia di avventura.

Oggi vi suggerisco un percorso semplice ma che si deve fare con un minimo di attrezzatura. Percorso da fare rigorosamente in estate se non volete farvi trovare ghiacciati lungo il percorso, modello Shining.

Come arrivare agli Stretti di Giaredo

Per arrivare si esce dall'autostrada a Pontremoli e dalla provinciale per Zeri si prende per Cavezzana Gordana. Gli stretti sono facilmente riconoscibili: a un certo punto incrociate un fiume che, seguendolo, porta direttamente allo stretto. Non è difficile orientarsi, ma se è la prima volta conviene scaricare offline la mappa della zona prima di partire, perché la copertura telefonica in zona è spesso ballerina.

Una volta lasciata la macchina, il percorso si apre quasi subito e capirete immediatamente perché questo posto è così amato: le rocce levigiate dall'acqua, il verde intenso della vegetazione tutt'intorno e il suono del torrente che accompagna ogni passo creano un'atmosfera quasi magica.

Cosa portare: l'attrezzatura giusta fa la differenza

Questo non è un posto dove si va in infradito e costume — almeno non se volete godervi il percorso in sicurezza e senza patire il freddo. Ecco cosa mettere nello zaino (o meglio, nella sacca stagna):

  • Una sacca stagna — indispensabile per tenere asciutti telefono, chiavi, cibo e tutto il resto. Scordatevi i canotti gonfiabili: li vedrete portare da molti, ma impacciano non poco nei passaggi più stretti e alla fine diventano più un problema che un aiuto.
  • Una maglia tecnica tipo rash guard, quelle usate dai surfisti per proteggere dallo sfregamento e dal freddo all'addome. Alcuni arrivano addirittura con la muta, ma in piena estate è davvero eccessiva — a meno che non siate particolarmente freddolosi.
  • Scarpe adatte: l'ideale sono le scarpe da canyoning, ma vanno benissimo anche vecchie scarpe da ginnastica con suola antiscivolo. Camminare scalzi invece è sconsigliato — il fondale può essere scivoloso e irregolare.
  • Acqua e cibo a sufficienza per tutta l'escursione. Lungo il percorso non troverete bar, punti ristoro o fontane, quindi organizzatevi prima di partire. Qualche snack energetico, frutta, panini — quello che preferite, l'importante è averlo.

La buona notizia è che non servono corde né imbraghi: ogni passaggio si affronta nuotando o con piccole arrampicate su roccia, sempre gestibili senza attrezzatura tecnica specifica. Non è canyoning estremo, è avventura accessibile.

Il percorso: cosa aspettarsi

Il percorso completo si attraversa in 3/4 ore prendendosela comoda, e fidatevi — conviene proprio prendersela comoda. Non è una gara, e fermarsi ad ammirare le pareti rocciose, fare una nuotata nelle pozze più profonde o semplicemente sedersi su un masso ad ascoltare il silenzio (interrotto solo dall'acqua) vale tanto quanto il percorso stesso.

I tratti in cui si nuota non sono lunghissimi, ma l'acqua del torrente è fresca anche in estate, quindi prepararsi mentalmente aiuta. I punti di arrampicata leggera sono intuitivi e ben consumati dal passaggio di tantissimi escursionisti prima di voi — difficilmente vi troverete in difficoltà se siete in buona salute.

Incontrerete molta gente, specialmente nei weekend di luglio e agosto: è uno dei percorsi più amati della zona e il passaparola ha fatto il suo lavoro. Se volete più tranquillità, optate per un giorno infrasettimanale o le prime ore del mattino.

Consigli finali prima di partire

Riassumendo in due righe per chi vuole avere tutto chiaro prima di mettersi in macchina:

  • Andate solo in estate (da giugno a fine agosto è il periodo ideale)
  • Controllate le previsioni meteo: con piogge recenti il torrente può alzarsi e il percorso diventare pericoloso
  • Non andate da soli, specialmente se è la prima volta
  • Portate ricambio asciutto in macchina — ne sarete felici al ritorno
  • Rispettate il luogo: niente rifiuti abbandonati, è un ambiente naturale delicato

Gli Stretti di Giaredo sono uno di quei posti che ti fanno tornare a casa stanchi ma con il sorriso stampato in faccia. Se ci siete già stati, raccontatemi la vostra esperienza nei commenti — e se avete consigli o varianti del percorso, condivideteli! Se invece non ci siete mai andati, spero di avervi convinto a metterlo in lista per questa estate. 😊

Ciao!

Stretti di Giaredo: trekking nel canyon tra acqua e roccia

Lunghezza: 9/10 km
Tempo: 3h / 4h
Difficoltà: Media
Dislivello: nessuno

Ciao a tutti! Oggi vi suggerisco uno dei percorsi più affascinanti della Lunigiana: gli Stretti di Giaredo. Si tratta di un itinerario semplice ma che richiede un minimo di attrezzatura e qualche accorgimento. Un’avventura unica tra gole, pozze d’acqua cristallina e pareti rocciose che si stringono fino a formare veri e propri canyon naturali.

Quando andare agli Stretti di Giaredo

Gli Stretti di Giaredo sono un percorso da fare rigorosamente in estate. Le acque del torrente sono fredde, e affrontare il canyon in primavera o autunno significherebbe rischiare l’ipotermia. Scegliete quindi le giornate più calde della stagione estiva per godervi al meglio l’escursione senza spiacevoli sorprese.

Attrezzatura necessaria per il percorso

Nonostante la difficoltà media e l’assenza di dislivello, gli Stretti di Giaredo richiedono un equipaggiamento adeguato. Ecco cosa portare:

  • Una sacca stagna: indispensabile per proteggere telefono, cibo, documenti e tutto ciò che non deve bagnarsi. Dimenticate i canotti gonfiabili che molti portano per trasportare gli oggetti: impacciano non poco e rendono il percorso più difficoltoso.
  • Una maglia tecnica: ideale è quella usata dai praticanti di surf, che protegge dallo sbalzo termico dell’acqua evitando di prendere freddo allo stomaco. Alcuni portano addirittura la muta, ma in piena estate è eccessiva.
  • Scarpe adatte: meglio scarpe da canyoning oppure vecchie scarpe da ginnastica. Alcuni tratti si affrontano nuotando, ma è assolutamente sconsigliato camminare scalzi sulle rocce scivolose.
  • Acqua e cibo: lungo il percorso non troverete bar, rifugi o punti di ristoro. Portate acqua sufficiente e qualche snack per ricaricarvi durante le soste.

Non servono corde o imbraghi: ogni passaggio si affronta semplicemente nuotando nelle pozze o arrampicandosi su piccole salite naturali. Il percorso è alla portata di chi ha una buona forma fisica di base e non teme l’acqua.

Il percorso: mappa e descrizione

Mappa del percorso degli Stretti di Giaredo

Il percorso completo si sviluppa per circa 9-10 km e si percorre in 3-4 ore prendendosela comoda, fermandosi ad ammirare le gole, a fare il bagno nelle pozze naturali e a godere del paesaggio selvaggio. Non ci sono salite impegnative: il dislivello è praticamente nullo, il che rende il tragitto accessibile anche a chi non è un escursionista esperto.

Gli Stretti di Giaredo sono un canyon scavato dal torrente Gordana tra le rocce della Lunigiana. Le pareti si restringono in alcuni punti fino a formare corridoi stretti e suggestivi, dove l’acqua scorre fresca e limpida anche nei mesi più caldi.

Come arrivare agli Stretti di Giaredo

Per raggiungere il punto di partenza bisogna uscire all’autostrada di Pontremoli, quindi percorrere la provinciale in direzione Zeri e prendere per Cavezzana Gordana. Gli stretti sono facilmente riconoscibili: a un certo punto del tragitto incontrerete un fiume che, seguendolo, conduce direttamente all’ingresso del canyon.

La zona è frequentata soprattutto nei weekend estivi, quindi se volete evitare la folla vi consiglio di partire presto la mattina o di scegliere i giorni feriali.

Galleria fotografica

Gola degli Stretti di Giaredo con pareti rocciose e acqua cristallina
Passaggio tra le rocce degli Stretti di Giaredo in estate

Buona escursione a tutti! Se avete domande o volete condividere la vostra esperienza agli Stretti di Giaredo, lasciate un commento qui sotto. Ciao!

giovedì 22 maggio 2014

Monte Sagro: escursione sulle Alpi Apuane da Carrara

C'è una montagna nelle Apuane che, ogni volta che la guardi dal basso, ti chiede di salirci. Il Monte Sagro, con i suoi quasi 1750 metri di quota, è uno di quei posti che restano impressi: marmo bianco, panorami infiniti e un silenzio che fa bene all'anima. Se siete in zona Carrara e cercate una bella escursione a piedi nelle Alpi Apuane, questo è il posto giusto.

Scheda tecnica del percorso

  • Lunghezza: 6 km
  • Tempo: 2h 30 / 3h
  • Difficoltà: Media
  • Dislivello: ~1000 mt

Come arrivare al punto di partenza del Monte Sagro

Per raggiungere il Monte Sagro si esce al casello autostradale di Carrara e si prosegue in direzione Campocecina, seguendo la strada provinciale 59. La strada sale costeggiando le cave di marmo bianco delle Alpi Apuane — già questo primo tratto è uno spettacolo, con quelle pareti lucenti che sembrano quasi illuminate dall'interno.

Passato il primo piazzale (mi sembra si chiami dell'Uccelliera) la strada diventa lievemente sterrata, ma tranquilli: è comunque percorribile con una normale autovettura, senza bisogno di un fuoristrada. Si prosegue fino al piazzale alla base del sentiero, dove potete lasciare la macchina e iniziare a camminare.

Il percorso verso la vetta: cosa aspettarsi

Dal piazzale inizia la salita vera e propria. Il bello di questa escursione al Monte Sagro è che, nonostante il dislivello di circa 1000 metri, il percorso non è mai brutale: il tracciato è abbastanza dolce e ben leggibile, senza passaggi tecnici che mettano in difficoltà chi è abituato a camminare in montagna. In circa un'ora e mezza di scarpinata si arriva in cima, a quasi 1700 metri di quota.

Lungo il cammino il paesaggio cambia continuamente: si passa da zone boschive più riparate a tratti aperti dove il vento si fa sentire e la roccia bianca del marmo apuano fa capolino tra la vegetazione. Man mano che si sale, lo sguardo comincia ad abbracciare sempre più orizzonte — il mare in lontananza, le cave, le creste delle Apuane intorno a voi.

Questo è l'itinerario che ho seguito:

Mappa del percorso escursionistico sul Monte Sagro nelle Alpi Apuane

La vista dalla cima: vale tutto lo sforzo

Arrivare in cima al Monte Sagro è una di quelle soddisfazioni semplici ma genuine. Il panorama a 360° spazia dal Mar Ligure e Tirreno fino alle altre vette delle Apuane, con la costa che si disegna nitida nelle giornate limpide. Nelle mattine più terse si riescono a distinguere le isole dell'arcipelago toscano — un regalo per gli occhi che ripaga ampiamente la fatica della salita.

Panorama dalla cima del Monte Sagro con vista sul Mar Ligure e le Alpi Apuane

Consigli pratici per l'escursione al Monte Sagro

Prima di partire, qualche dritta utile:

  • Periodo migliore: da primavera inoltrata (maggio) fino all'autunno. In inverno la neve può rendere il percorso scivoloso e decisamente più impegnativo.
  • Cosa portare: scarpe da trekking con una suola decente (non bastano le sneaker), almeno un litro d'acqua a testa, qualcosa da mangiare, un layer in più perché in vetta il vento può essere fresco anche d'estate.
  • Abbigliamento: vestirsi a cipolla è sempre la scelta giusta in montagna — si parte che fa caldo, si arriva in cima e la temperatura scende.
  • Difficoltà reale: il percorso è adatto a chi ha una minima abitudine al cammino in salita. Non è una passeggiata nel parco, ma non è nemmeno alpinismo — con buone scarpe e un po' di fiato, ce la fa quasi chiunque.
  • Mountain bike: come anticipato, non lo consiglio. I passaggi sono troppo stretti e impervi per godersi la discesa in sicurezza. Meglio tenersi le gambe per il ritorno a piedi.

Vale la pena salire sul Monte Sagro?

Assolutamente sì. Il Monte Sagro è uno di quei percorsi nelle Alpi Apuane che non deludono mai: accessibile, scenografico e con quel tocco unico dato dal paesaggio apuano — marmo, bosco e mare tutto insieme. Se siete in zona Carrara o La Spezia e avete una mezza giornata libera, non cercate altre scuse: mettete le scarpe da trekking e andate.

Se l'avete già fatto, o se avete informazioni su altri sentieri in zona che non conosco (magari qualche variante percorribile anche in MTB?), scrivetelo nei commenti qui sotto — mi fa sempre piacere scoprire nuovi itinerari grazie a chi legge. E se l'articolo vi è stato utile, condividetelo con chi potrebbe apprezzarlo!

Escursione sul Monte Sagro a Carrara: guida al sentiero

Lunghezza: 6 km
Tempo: 2h e 30 / 3h
Difficoltà: Media
Dislivello: 1000 mt circa

Ciao a tutti, oggi vi racconto la mia escursione sul Monte Sagro, una delle cime più affascinanti delle Alpi Apuane, situata in provincia di Carrara. Con i suoi circa 1700 metri di quota, il Monte Sagro offre una vista panoramica mozzafiato e un sentiero accessibile anche a escursionisti di livello intermedio. Se siete alla ricerca di una bella gita in montagna nella zona della Lunigiana e della Versilia, questa è una delle mete da non perdere.

Come raggiungere il punto di partenza del sentiero

Per raggiungere il punto di partenza dell’escursione sul Monte Sagro, uscite al casello autostradale di Carrara e proseguite in direzione Campocecina lungo la strada provinciale 59. La strada sale gradualmente offrendo già scorci interessanti sul paesaggio apuano.

Passato il primo piazzale — mi sembra si chiami dell’Uccelliera — la strada diventa lievemente sterrata, ma è comunque percorribile con un’automobile normale fino al piazzale alla base del sentiero. Qui potrete parcheggiare comodamente e iniziare il vostro cammino verso la vetta. Vi consiglio di arrivare presto al mattino, soprattutto nei weekend estivi, per trovare facilmente parcheggio e godervi il percorso in tranquillità.

Il percorso verso la vetta del Monte Sagro

Il sentiero per raggiungere la vetta del Monte Sagro è lungo circa 6 km complessivi (andata e ritorno) con un dislivello di circa 1000 metri. Nonostante il dislivello importante, il tracciato è abbastanza dolce e ben segnalato, il che lo rende adatto a escursionisti di difficoltà media. Con un passo regolare, si raggiunge la cima in circa un’ora e mezza di cammino.

Il paesaggio che si attraversa è quello tipico delle Alpi Apuane: rocce bianche di marmo, vegetazione mediterranea e alpina che si alternano, e il profumo dell’aria pulita di montagna. Durante la salita è possibile incontrare altri escursionisti e, con un po’ di fortuna, anche qualche animale selvatico tipico di questi boschi. Ricordate di portare acqua a sufficienza, poiché lungo il percorso non sono presenti fonti d’acqua facilmente accessibili.

Questo è l’itinerario del percorso:

Mappa e itinerario del sentiero per il Monte Sagro a Carrara

La vista dalla cima e cosa aspettarsi in vetta

La vetta del Monte Sagro si trova a circa 1700 metri di quota e regala una panoramica spettacolare a 360 gradi. Nelle giornate limpide è possibile ammirare il Mar Tirreno, le cave di marmo di Carrara, le cime circostanti delle Alpi Apuane e, in lontananza, persino le isole dell’arcipelago toscano. Una volta in cima, vale assolutamente la pena fermarsi qualche minuto per godersi il paesaggio e rifiatare prima di intraprendere il ritorno.

Questa è la splendida vista che si gode dalla cima:

Vista panoramica dalla vetta del Monte Sagro con il mare e le Alpi Apuane

Consigli pratici per l’escursione

Insomma, se avete un po’ di tempo e voglia di camminare, il percorso sul Monte Sagro è assolutamente consigliatissimo. Ecco alcuni consigli utili per affrontarlo al meglio:

  • Abbigliamento: indossate scarpe da trekking con buona aderenza, visto il terreno a tratti roccioso. Portate uno strato aggiuntivo per la vetta, dove il vento può essere fresco anche d’estate.
  • Attrezzatura: bastoncini da trekking consigliati per il dislivello, soprattutto in discesa.
  • Periodo migliore: la primavera e l’autunno sono le stagioni ideali per questa escursione, ma è praticabile anche d’estate purché si parta nelle prime ore del mattino.
  • Mountain bike: sconsiglio vivamente di affrontare questo sentiero in mountain bike, almeno sul tracciato che ho percorso io, poiché i passaggi sono troppo stretti e impervi. Potrebbero esistere percorsi alternativi che non conosco, quindi valutatelo caso per caso.

Se cercate altre idee per escursioni nella zona delle Alpi Apuane e della Liguria, continuate a seguire il blog per nuovi itinerari e consigli di trekking!

mercoledì 12 marzo 2014

Sentiero Monte Parodi Portovenere: trekking e MTB

Informazioni sul percorso Monte Parodi – Portovenere

  • Lunghezza: 10–12 km
  • Tempo: 5–6 ore (andata e ritorno)
  • Difficoltà: Media
  • Dislivello: circa 600 m

Il sentiero da Monte Parodi a Portovenere è uno dei percorsi più panoramici della Liguria, uno di quelli che ti ripaga di ogni sforzo con scorci mozzafiato sul mare. Si parte dal Monte Parodi, parcheggiando comodamente presso la "Palestra nel verde". Da qui si snoda un tracciato di 10–12 km, quasi interamente affacciato sul Golfo della Spezia, che lo rende uno degli itinerari più scenografici di tutta la zona delle Cinque Terre e del Parco di Porto Venere.

Questo sentiero l'ho percorso sia a piedi sia in mountain bike, andata e ritorno in giornata, e non presenta particolari difficoltà a patto di essere discretamente allenati. La varietà del paesaggio e la costante vista mare lo rendono adatto sia a escursionisti esperti che a chi vuole avvicinarsi al trekking in Liguria.

Prima parte del percorso: dal Monte Parodi a Campiglia

Per la prima parte del tracciato avete diverse alternative tra cui scegliere, tutte ugualmente valide e molto simili tra loro:

  • Sentiero n° 1
  • Alta Via dei Monti Liguri (AVL)
  • Percorso 4 / 4b

Qualunque opzione scegliate, vi troverete immersi in una natura rigogliosa, con tratti boschivi e aperture panoramiche sul mare. È consigliabile portare con sé acqua a sufficienza, soprattutto nei mesi estivi, poiché le fontane lungo il percorso non sono frequenti.

Una volta arrivati a Campiglia, costeggiate la chiesa e proseguite lungo il sentiero. Il piccolo borgo di Campiglia è un ottimo punto di sosta per riprendere fiato prima della seconda parte del percorso, più varia e spettacolare.

Mappa del percorso dalla Palestra nel Verde di Monte Parodi verso Campiglia

Seconda parte: da Campiglia a Portovenere (a piedi o in MTB)

Arrivati a Campiglia, il percorso si divide in due varianti principali a seconda che siate a piedi o in mountain bike. Le differenze sono significative, quindi vale la pena scegliere con attenzione.

A piedi: il percorso costiero segue il sentiero n° 1 fino al monte Muzzerone, con panorami spettacolari direttamente sul mare e sulle isole di Palmaria, Tino e Tinetto. È il tratto più scenografico dell'intero itinerario.

In mountain bike: è consigliabile imboccare il percorso più interno, che segue l'Alta Via dei Monti Liguri (AVG). Attenzione: in alcuni tratti il sentiero è stretto e i gradini sembrano costruiti per giganti! Tuttavia, in compenso, la discesa verso il Muzzerone in bicicletta è una vera goduria. Insomma, un po' la odierete e un po' la amerete a seconda del punto in cui vi trovate.

Il sentiero interno segue inizialmente una strada che a un certo punto entra in una zona militare dismessa. Proseguendo sulla sinistra, in corrispondenza di una curva, troverete una svolta che sale lungo una scalinata e porta a un piccolo rifugio con vista sul Golfo della Spezia. Attenzione: quando arrivate al rifugio è facile sbagliare direzione, quindi controllate bene le indicazioni sui cartelli segnaletici.

Cartina del sentiero da Campiglia a Portovenere con variante Alta Via dei Monti Liguri

Il Muzzerone e l'arrivo a Portovenere

Una volta ricollegati con il Muzzerone – celebre palestra di roccia, ben nota agli appassionati di arrampicata e ai climbers di tutta la Liguria – i due percorsi si ricongiungono. Da qui in avanti il sentiero unico ci accompagna tra scenari bellissimi fino all'arrivo a Portovenere, il pittoresco borgo medievale affacciato sul Golfo dei Poeti.

L'arrivo a Portovenere è la ricompensa perfetta dopo ore di cammino: le case colorate, la chiesa di San Pietro arroccata sullo sperone roccioso, i vicoli e il porticciolo vi accoglieranno in tutta la loro bellezza. Vale assolutamente la pena fermarsi per un pranzo o un aperitivo prima di affrontare il ritorno.

Curiosità lungo il sentiero Monte Parodi – Portovenere

Durante il percorso, tenete gli occhi aperti: potreste imbattervi in alcune sorprese davvero interessanti. Lungo il sentiero da Monte Parodi a Portovenere è possibile ammirare splendidi alberi di sughero, piante tipiche della macchia mediterranea ligure, e persino dei menhir, misteriose pietre preistoriche che punteggiano il paesaggio.

Menhir preistorico lungo il sentiero di Campiglia vicino a Portovenere

Questi elementi rendono il percorso non solo sportivamente appagante, ma anche ricco di spunti naturalistici e storici. Un itinerario davvero completo, perfetto per chi vuole esplorare il meglio della Liguria orientale con i propri piedi o in sella a una mountain bike.

Sentiero Monte Parodi Portovenere: guida completa

Lunghezza: 10/12 km
Tempo: 5h / 6h andata e ritorno
Difficoltà: Media
Dislivello: circa 600 mt

Il sentiero Monte Parodi La Spezia è uno dei percorsi escursionistici più belli e panoramici della provincia, ideale per chi vuole avvicinarsi al trekking in Liguria con una difficoltà media e scenari mozzafiato. Si parte dal Monte Parodi parcheggiando comodamente presso la "Palestra nel verde", il punto di partenza consigliato per questo itinerario.

Il percorso dal Monte Parodi a Portovenere

Il percorso che va dal Monte Parodi a Portovenere è tutto o quasi vista mare: si tratta quindi di un itinerario estremamente panoramico, che si snoda per circa 10/12 km tra il golfo della Spezia e le Cinque Terre. Questo sentiero è stato percorso dall'autore sia a piedi sia in mountain bike, andata e ritorno in giornata, il che dimostra che non presenta particolari difficoltà, a patto di essere discretamente allenati.

Per la prima parte del percorso siete liberi di scegliere tra diverse opzioni: il sentiero n° 1, l'Alta Via dei Monti Liguri (AVL), oppure il percorso 4/4b. Entrambe le deviazioni sono molto simili e portano allo stesso punto, quindi potete scegliere in base alle vostre preferenze. La seconda parte del percorso, invece, varia a seconda che si proceda a piedi o in MTB, con differenze significative nel tracciato.

Se siete appassionati di escursionismo in Liguria, vi consigliamo anche di leggere per scoprire ulteriori itinerari adatti a ogni livello.

Il sentiero in mountain bike: pro e contro

Con la MTB, in alcuni punti il percorso è un po' più complicato: i sentieri sono stretti e certi scalini sembrano costruiti per i giganti. Non è un itinerario da prendere sottogamba se siete alle prime armi con la bici da trail. Tuttavia, ci sono anche momenti di pura adrenalina e soddisfazione.

In compenso, in alcune parti — come ad esempio la discesa verso il Muzzerone — avere la bicicletta è una vera goduria. Insomma, un po' la odierete e un po' la amerete, a seconda del punto in cui vi trovate lungo il sentiero. È proprio questo mix di sfide e ricompense che rende il percorso così apprezzato dagli amanti del mountain bike in provincia di La Spezia.

Da Campiglia a Portovenere: le due alternative

Una volta arrivati a Campiglia, costeggiare la chiesa e proseguire. Attenzione: arrivando a Campiglia si aprono due alternative per raggiungere Portovenere.

Mappa del percorso dalla Palestra Verde a Campiglia sul sentiero Monte Parodi La Spezia

La prima alternativa è il sentiero n° 1, che corre a ridosso del mare fino al monte Muzzerone. È il percorso più scenografico e consigliato a chi è a piedi, con viste sul golfo della Spezia davvero indimenticabili.

La seconda alternativa, invece, passa più sull'interno ed è quella consigliata a chi affronta il percorso in MTB, attraverso l'Alta Via dei Monti Liguri (AVG). Questo tracciato segue una strada che a un certo punto entra in una zona militare. Proseguendo lungo la strada, sulla sinistra in una curva troverete una svolta che sale lungo una scalinata e arriva a un piccolo rifugio con vista mare sul golfo della Spezia. Attenzione: quando arrivate al rifugio è facile sbagliarsi, quindi controllate bene le indicazioni sui cartelli.

Mappa del percorso da Campiglia a Portovenere via Monte Muzzerone

Il Muzzerone e l'arrivo a Portovenere

Una volta ricollegati con il Muzzerone — palestra di roccia ben nota agli appassionati di arrampicata e climbers di tutta Italia — il sentiero si ricongiunge per accompagnarci tra scenari bellissimi fino a Portovenere. Il borgo marinaro di Portovenere, patrimonio UNESCO insieme alle Cinque Terre, è la degna conclusione di questo straordinario itinerario. Vale la pena fermarsi a esplorare il centro storico, visitare la chiesa di San Pietro e magari concedersi un pranzo a base di pesce fresco.

Per il ritorno potete percorrere lo stesso sentiero a ritroso oppure valutare un rientro in barca o in autobus, opzione comoda soprattutto se le gambe accusano la fatica della giornata. Per saperne di più sui trasporti locali, consultate .

Curiosità e consigli pratici

Fate attenzione lungo il percorso: potrete incontrare degli splendidi alberi di sughero, una specie arborea non comunissima in Liguria, e persino dei menhir, misteriosi monoliti preistorici che rendono ancora più affascinante questa escursione.

Menhir e alberi di sughero lungo il sentiero da Campiglia verso Portovenere

Alcuni consigli pratici per affrontare al meglio il sentiero Monte Parodi La Spezia:

  • Portate almeno 1,5 litri d'acqua a testa, soprattutto in estate.
  • Indossate scarpe da trekking con buona aderenza, anche se il percorso non è tecnicamente difficile.
  • Partite presto al mattino per evitare il caldo nelle ore centrali e godervi la luce migliore per le fotografie.
  • Portate con voi uno spuntino energetico: il percorso dura tra le 5 e le 6 ore.
  • Se andate in MTB, verificate l'efficienza dei freni prima di partire, specialmente per le discese.

Un'escursione che si può fare tutto l'anno, ma che regala emozioni particolari in primavera, quando la macchia mediterranea è in fiore, e in autunno, con i colori caldi della vegetazione. Un percorso da non perdere se visitate La Spezia e volete scoprire il territorio a piedi o in bicicletta.

Sentiero Monte Parodi – Portovenere: guida per principianti

Lunghezza: 10/12 km
Tempo: 5h / 6h andata e ritorno
Difficoltà: Media
Dislivello: circa 600 mt

Il sentiero Monte Parodi – Portovenere è uno dei percorsi più belli e panoramici della provincia di La Spezia. Quasi interamente vista mare, attraversa paesaggi liguri mozzafiato e rappresenta una delle escursioni consigliate per chi si avvicina al trekking in questa zona.

Come raggiungere il punto di partenza

Si parte dal Monte Parodi parcheggiando nell’area attrezzata denominata “Palestra nel verde”, un punto di accesso comodo e ben segnalato. Da qui il sentiero si sviluppa per circa 10/12 km fino a Portovenere, regalando scorci sul Golfo della Spezia per quasi tutto il tragitto.

Questo è uno dei percorsi adatti anche ai principianti in buona forma fisica: l’ho percorso personalmente sia a piedi sia in mountain bike, andata e ritorno in giornata, senza particolari difficoltà. L’unica condizione necessaria è essere discretamente allenati, vista la lunghezza del tragitto e il dislivello di circa 600 metri.

I percorsi alternativi nella prima parte del sentiero

Per la prima parte del tragitto avete la libertà di scegliere tra diverse opzioni:

  • Il sentiero n° 1, che costeggia maggiormente la costa;
  • L’Alta Via dei Monti Liguri (AVG), più panoramica e adatta anche alle MTB;
  • Il percorso 4/4b, molto simile alle precedenti varianti ma leggermente più interno.

Tutte e tre le varianti sono valide e si ricongiungono nella seconda parte del cammino. La scelta dipende principalmente dalle vostre preferenze e dal mezzo utilizzato (piedi o bicicletta).

Il passaggio per Campiglia: bivio e indicazioni

Mappa del percorso tra Palestra nel Verde e Campiglia, sentiero Monte Parodi La Spezia

Una volta raggiunta Campiglia, costeggiate la chiesa e proseguite. Qui il sentiero Monte Parodi – Portovenere si divide in due alternative principali:

  1. Sentiero n° 1 costiero: il più spettacolare, corre a ridosso del mare e sale fino al Monte Muzzerone. Consigliato soprattutto a chi è a piedi.
  2. Percorso interno via AVG: segue una strada che a un certo punto si immette in una strada militare. Proseguendo, sulla sinistra in corrispondenza di una curva, troverete una deviazione che sale lungo una scalinata e conduce a un piccolo rifugio con vista sul Golfo della Spezia. Attenzione: nei pressi del rifugio è facile perdersi, controllate con cura le indicazioni. Questo percorso è consigliato a chi viaggia in MTB.
Mappa del sentiero da Campiglia a Portovenere con percorso MTB e a piedi

Il Muzzerone e l’arrivo a Portovenere

Entrambe le varianti si ricongiungono al Muzzerone, celebre palestra di roccia frequentata dagli appassionati di arrampicata (climbing). Da qui il sentiero accompagna l’escursionista tra scenari davvero bellissimi fino all’arrivo a Portovenere, borgo storico affacciato sul mare e patrimonio UNESCO.

Consigli pratici per chi va in mountain bike

Se decidete di affrontare il sentiero Monte Parodi – Portovenere in MTB, sappiate che l’esperienza è decisamente particolare: in alcuni tratti i sentieri sono stretti, con gradini che sembrano progettati per i giganti. Insomma, ci sono momenti in cui odierete la vostra bicicletta… e altri in cui la amerete alla follia, come durante la discesa verso il Muzzerone, che è una vera goduria.

In sintesi: la MTB aggiunge un livello di sfida e divertimento al percorso, ma richiede una buona tecnica di guida in fuoristrada.

Curiosità lungo il percorso

Durante il cammino tenete gli occhi aperti: potrete incontrare splendidi alberi di sughero, tipici della macchia mediterranea ligure, e persino dei menhir, antiche pietre di origine preistorica che si trovano in modo del tutto inaspettato lungo il sentiero!

Menhir lungo il sentiero di Campiglia nei pressi di La Spezia

Questo tipo di scoperte rende il percorso ancora più affascinante e adatto a chi ama unire la natura alla storia.